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mercoledì 16 ottobre 2013

Intervista a Leo Ortolani


Nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto l'onore ed il piacere di entrare in contatto diretto con tutti gli autori italiani di fumetti che collaborano con la Marvel, oltre che con disegnatori stranieri di primo piano nel panorama internazionale. E ci siamo resi conto molto presto di una curiosa regola: più sono grandi, più si dimostrano gentili e disponibili. Basandoci su questo assunto, possiamo dire che Leo Ortolani non è grande, ma grandissimo. Ortolani, infatti, non solo è uno dei più importanti autori italiani di fumetti, ma è anche uno dei più impegnati. Cura praticamente da solo il bimestrale di "Rat-Man", che esce regolarmente in edicola dal 1997, senza mai aver perso un colpo. Ma trova puntualmente anche il tempo per creare ulteriori parodie e tanti altri progetti paralleli, che spaziano dal fumetto all'animazione, passando per il merchandising ed i "prodotti correlati". Pur se impegnato a realizzare questa mole di materiale, che getterebbe nello sconforto qualsiasi altro creatore, quando gli abbiamo chiesto se avrebbe potuto concederci un'intervista, non ha esitato un istante a confermarci la sua disponibilità e nel giro di poche ore ci ha addirittura fatto avere le risposte ai nostri tanti quesiti.

Il risultato di questa "chiacchierata virtuale" lo trovate di seguito e siamo certi che, siate o meno suoi lettori accaniti, lo troverete molto divertente e interessante. Lo spunto da cui parte l'intervista è l'edizione variant di "Capitan America" # 6 con copertina disegnata da Ortolani, di cui vi avevamo già parlato, ma che oggi mostriamo in anteprima nella sua versione finale impaginata, insieme ad un "work in progress" delle sua varie fasi di lavorazione. L'albo sarà venduto innanzitutto allo stand Panini Comics di "Lucca Comics", dove troverete anche Ortolani, pronto ad autografare il fumetto ed a scambiare quattro chiacchiere, con la simpatia che lo contraddistingue e che crediamo trasudi anche dalla nostra intervista.

Che riusciate o meno a partecipare alla manifestazione toscana e ad accaparrarvi una copia dell'albo variant, che si sicuramente andrà a ruba, comunque, vi consigliamo caldamente di fare un salto tutti i giorni su "Come non detto", il blog ufficiale di Leo Ortolani, "che ci teneva tanto, bisogna capirlo": "ha sempre desiderato aprire un blog. Finalmente l'ha aperto, ma dentro era vuoto", dunque ci pensa lui a riempirlo regolarmente di informazioni, disegni, curiosità, spassose recensioni di film e tanto altro divertentissimo materiale. Ma adesso bando alla chiacchiere: flettiamo i muscoli (insieme all'autore) e siamo nel Marvel Universe...

Iniziamo dalla fine: il pretesto per chiederti di concederci questa intervista è la pubblicazione ormai prossima del numero 6 di“Capitan America” in versione variant con copertina da te disegnata. Puoi spiegarci quale è stato il processo creativo che ti ha portato a realizzare questa immagine? Stai per caso leggendo l'attuale ciclo narrativo di Cap ed hai in qualche modo preso spunto dall'interpretazione grafica di John Romita Jr?

Assolutamente sì. Mi piace molto lo stile di J. Romita Jr e i suoi mostri sembrano fatti apposta per essere ridisegnati. Una volta che hai capito come Romita Jr fa scorrere la matita, per tracciare le loro sagome, è una specie di luna park. E poi ci ho messo in mezzo Cap.

A livello tecnico, come procedi abitualmente dal momento in cui immagini un'illustrazione o una tavola sino ad arrivare alla versione definitiva? Dedichi molto tempo agli “studi preliminari” o ti affidi maggiormente all'istinto?

Nel caso di una copertina di questo tipo, cioè una copertina difficile, per me, che non sono abituato a fare copertine di Capitani Americani, ho provato a realizzare una serie di bozze preparatorie, fallendo miseramente ogni volta. Perché un conto è fare Rat-Man, un conto è fare un personaggio con tutti i suoi pezzi al posto giusto. Mi sono partiti fogli su fogli e una giornata di prove, di posture, di tentativi di dinamicità e kirbyanesimo. Ho da parte la matita di questo Cap molto kirbyano, ma chissà come mai, a lui funzionavano, queste pose, a me manco per idea.
L’istinto va ovviamente nel tracciare le prima linee. Se funzionano, il disegno si sviluppa da solo, se falliscono anche quelle, non c’è niente da fare.
Va anche detto che spesso funziona il bozzetto schizzato in tutta fretta, ma quando provi a riportarlo in grande, altro fallimento. Odio queste copertine. Le amo, ma le odio. Odi et amo.

I tuoi lavori vengono innanzitutto stampati in bianco e nero, ma non è affatto rara la loro successiva riedizione a colori. Quando crei le tue tavole, pensi mai ad adattare il tuo tratto perché le storie risultino godibili in entrambe le versioni?

Mai. Per me Rat-Man è in bianco e nero. Il colore deve guadagnarsi il suo posto, lottando con un’impostazione totalmente ostile a esso. In questo, mio fratello Lorenzo (colorista principale della riedizione a colori di Rat-Man) ha una capacità di trasformare le tavole a colori che mi sorprende sempre.

Sempre restando in tema di colore, ci puoi dire in che modo si sviluppa la collaborazione con tuo fratello Larry alla colorazione dei tuoi disegni? Gli fornisci indicazioni e tracce da seguire oppure lasci libero sfogo alla sua fantasia ed ai suoi “pennelli digitali”?

Con Lorenzo abbiamo iniziato anni e anni fa, litigando furiosamente sul "Calendalbo", il calendario che vedeva 12 immagini della Gatta alla maniera di certi calendari che vedi appesi nei garage o dal barbiere, quello di una volta. Era il 2001 e fece un lavoro straordinario. Da lì, si guadagnò anche il posto di copertinista. Di solito, per le copertine accenno a Lorenzo alcune cose, gli mando immagini di riferimento, più che altro per indirizzarlo verso un tipo di risultato che mi piacerebbe ottenere. Dopo di che, ormai da anni, lo lascio fare. E ogni volta, quello che mi arriva per posta elettronica, per approvazione, mi lascia sbalordito.

La variant di Captain America non è la prima volta in cui ti cimenti professionalmente sugli eroi della Marvel. Gli incontri fra Rat-Man e l'Uomo Ragno, Wolverine, il Punitore, Destino ed Elektra (raccolti sull'ormai introvabile “Rat-Man contro i supereroi”) sono indimenticabili per tutti i tuoi fan. Puoi raccontarci qualche aneddoto legato alla genesi di quelle storie e, a distanza di anni, che ricordo ne hai?

Con Spider-Man (che ormai Uomo Ragno non si può più chiamare, sennò la Sony si altera, che non gli vai a vedere il film) ho questo ricordo di me in ufficio da Marco Lupoi, che si legge in anteprima la storia "Legami di sangue", il team up tra Spider-Man e Rat-Man, da pubblicare sul primo numero di "Rat-Man" targato Marvel Italia (adesso Panini Comics). E Marco ride. Che per me era stata una reazione inaspettata, tipo “la Garbo ride!”, visto che allora, di Marco, avevo un’idea di persona sempre un po’ seria, presa da mille questioni editoriali da risolvere.

Sappiamo che sei stato (a proposito... sei ancora?) un grande fan dei comics Marvel. Avendo la possibilità di scrivere e disegnare una storia per la “Casa delle Idee”, a quale personaggio vorresti dedicarla? E su quale “distanza” pensi che ti sentiresti più a tuo agio: una graphic novel, una miniserie o addirittura una serie regolare?

Sono ancora un grande fan dei supereroi MARVEL grazie anche ai grandissimi autori (o almeno che a me piacciono) in forza alla Casa delle Idee, vedi Bendis, Brubaker, Fraction e tanti altri.
In particolare adoro le miniserie di sei numeri. La possibilità di sviluppare una storia nel giro di poco. Una serie sarebbe un impegno che non vorrei, avendo già da pensare ai miei personaggi, ma una mini di sei, sì, mi piacerebbe.
Ma sarei contento anche solo se potessi rimettere mano e pubblicare la mia “Last FF story”, una storia in 4 parti realizzata per passione nei confronti dei personaggi di Kirby e che venne pubblicata sulla fanzine "Made in USA" nei primi anni '90.

Nella tua carriera, iniziata ormai più di 25 anni fa, hai attraversato tutte le “fasi” della professione: presentazione su fanzine, autoproduzione, concorsi per esordienti e via dicendo, sino a pubblicare (anche all'estero) per importanti case editrici, il tutto condito dalla collaborazione con tanti importanti autori e ad una miriade di premi vinti. Dall'alto della tua esperienza, che consigli ti sentiresti da dare agli autori più giovani ed ancora in cerca del loro posto nel mondo del fumetto?

Nessun consiglio. Ognuno traccia strade personalissime, in questo mondo del fumetto, e nella mia , se mi volto, c’è già ricresciuta l’erba, quindi non sarebbe nemmeno più praticabile.
Rischierei di metterli fuori strada o di fargliela perdere. Anzi, ti dirò di più, sono io, che osservo con attenzione quello che fanno i nuovi autori, per capire se sto andando nella direzione giusta.

Per concludere, ci risparmiamo il finale “di rito” legato alla chiusura di “Rat-Man” (per quei tre o quattro che vivessero su Marte: no, non chiuderà col numero 100!), ma non resistiamo a porti una “domanda multipla” che ci incuriosisce parecchio, legata al tuo rapporto col pubblico. Nel corso degli anni ti abbiamo visto impegnato in interminabili sedute di dediche e sei sempre stato gentile, sorridente ed amichevole con tutti... anche con i fan più “aggressivi” e strampalati. Indipendentemente dal fatto che devi a loro il tuo successo, non sei mai “stanco” di tutto questo affetto, alle volte un po' invasivo? Ti è mai capitato di essere approcciato da qualche lettore anche al di fuori delle fiere e c'è qualcuno che è riuscito a stupirti con richieste particolarmente strane?

Il fatto è che se io sto rispondendo a questa intervista e sono arrivato a fare il numero 100 di Rat-Man (di cui tra parentesi, oggi 13 ottobre 2013, ho chiuso la sceneggiatura), lo devo ai lettori.
Rat-Man come personaggio se li è conquistati, è vero, ma al di là di questo, non posso che ringraziare tutti i miei lettori per il loro supporto costante e appassionato. Nel bene e nel male, intendiamoci. Che quando c’è stato da bacchettarmi, non ci hanno mai pensato due volte.
Ma dal momento che a me interessa più fare delle belle storie, che ricevere dei complimenti, una volta mi sono iscritto a un forum dove mi stavano fustigando, per andare a chiedere cosa avessi sbagliato, secondo loro, in quella determinata storia. E devo dire che in parte avevano pure ragione.
A me piace stare a parlare con i lettori. Lo farei continuamente, e questo mi fa temere che stia diventando come quegli anziani che ti attaccano dei bottoni tremendi, fino a che l’astinenza da Lexotan non li spinge verso la farmacia, liberandoti.
Ma forse dipende solo dal fatto che sono sempre solo, nel mio studio, in qualche modo devo sfogarmi.
A volte ho vissuto momenti surreali, incontrando dei lettori, per strada, che mi riconoscono.
Sempre gentilissimi, ma visibilmente emozionati.
Una volta, uno non è sceso a Milano Lambrate perché mi ha riconosciuto in treno e voleva farmi una foto.
Ma c’è da dire che l’affetto è ricambiato.
Una volta, anni fa, mentre tornavo a casa, di notte, dallo studio, ho visto un’auto parcheggiata con degli albi di Rat-Man all’interno. Gli ho lasciato sotto il tergicristalli un biglietto con un piccolo disegno e la scritta “grazie, per leggere Rat-Man”.

 

 

giovedì 3 ottobre 2013

Intervista a Daniele Caluri


Alla fine della scorsa settimana siamo riusciti a mostrarvi in anteprima assoluta la copertina disegnata da Daniele Caluri per l'edizione variant di "Avengers" # 5. Come promesso in quella stessa occasione, oggi abbiamo il piacere di pubblicare anche un'intervista esclusiva al disegnatore livornese, per conoscerlo meglio e per saperne qualcosa in più su questo suo primo impegno professionale sugli eroi della Marvel, dopo tanti apprezzati lavori per il mercato italiano e francese. Prima di lasciarvi alla lettura, ringraziamo l'autore per la sua gentilezza e la sua disponibilità: non solo ci ha concesso questa interessante intervista, ma ci ha anche permesso di presentare la versione in bianco & nero dell'immagine. Vi invitiamo ad andare a conoscerlo di persona allo stand Panini Comics di "Lucca Comics & Games", per scambiare quattro chiacchiere con lui e farvi autografare una copia dell'albo.

Come ti sei avvicinato al mondo del fumetto, sia da lettore che da autore?

È accaduto da che ho memoria. Ho imparato a leggere a 3 anni con i fumetti e da quel momento ho desiderato farne. Da piccolo, ma anche da ragazzo, ne ho macinati a quintali e tuttora conservo il gusto di leggere gli albi che m’incuriosiscono maggiormente.
Quanto all'essere autore, l'origine di tutto sta molto banalmente fra i banchi di scuola, in prima liceo, quando con altri amici ci divertivamo a scambiarci vignette durante le materie più pallose. Una di queste la imbucai nella cassetta delle lettere del "Vernacoliere" e da lì è iniziata una collaborazione durata 26 anni. Il resto è una serie di catapulte: i fumetti pubblicati sul "Vernacoliere" mi hanno fatto notare da Alfredo Castelli, che mi ha portato in Bonelli e da lì le altre collaborazioni, con la Francia, con la Panini, etc…

Sei mai stato e, magari, sei ancora un appassionato di comics Marvel? Quali sono i tuoi autori, personaggi e saghe favoriti?

Lo sono stato da adolescente, quando ero incuriosito dai diversi generi che si potevano trovare in edicola, dai diversi disegnatori e stili che c’erano nel mondo, dalle varie scuole, e io cercavo di capire e apprendere da tutti. Troppi, forse, ma questo è un altro discorso. Degli sceneggiatori non ricordo granché, tranne l’apporto di Claremont agli X-Men, il gruppo che trovavo più interessante, e di Miller con Devil. Principalmente ero affascinato dal versante grafico: mi affascina(va)no le soluzioni pittoriche di Sienckiewicz, Jon J. Muth, Kent Williams, mentre Alex Ross non mi ha mai detto granché, come tutti quelli che si attengono troppo strettamente al ricalco fotografico, cosa che purtroppo sembra andare particolarmente di moda in questo momento. Preferisco l’interpretazione personale, a costo di deformazioni e licenze nel disegno.
Oggi mi piacciono particolarmente Garth Ennis, Jason Aaron e Ed Brubaker quanto alla scrittura, mentre sul fronte del disegno giudico eccezionale il lavoro di Goran Parlov.

Puoi rivelarci qualche “dietro le quinte” sulle genesi della tua variant cover per “Avengers” # 5? Come è nata l'idea e come l'hai portata a compimento, dal punto di vista creativo e tecnico?

Mi piacerebbe millantare manovre nascoste e scoop siderali che mi hanno portato alla cover, magari romanzando le varie tappe. Ma purtroppo non c’è granché da dire, se non che Sara Mattioli e Nicola Peruzzi, in piena scadenza del numero 11 di "Nirvana", mi hanno chiesto se volessi cimentarmi nella realizzazione di una variant cover dei Vendicatori. Ero in ritardo con gli extra di Nirvana e non sapevo se mi sarebbe bastato il tempo, ma Sara e Nicola, astutamente, mi hanno detto che avrei avuto licenza di interpretazione. In breve, che avrei potuto farla umoristica, con un tratto grottesco. Non ce l’ho fatta a dire di no.
Unico retroscena: nella versione originale a Hawkeye, che si prende una scudata nel viso da Cap, partiva qualche goccia di sangue dal naso. Ma, pensando alla politica editoriale della Marvel, che avrebbe dovuto approvare la cover, mi hanno chiesto di toglierle. Niente di che.

Sarai ospite allo stand Panini Comics di "Lucca Comics" per autografare l'albo. Cosa ti aspetti dall'incontro con i “Marvel fan” rispetto ai tuoi abituali lettori?

Non ne ho la più pallida idea. Potrebbero acclamarmi salutando la variant con osanna fortissimi in mio onore o prendermi a seggiolate per aver offeso la loro sensibilità e le loro aspettative. Nel secondo caso, mi presenterò almeno con un elmetto Magneto-style.

Ti piacerebbe in futuro metterti di nuovo alla prova sui super-eroi della “Casa delle Idee”, magari disegnandone anche qualche storia, oltre ad eventuali copertine? Potendo scegliere, su quale personaggio ti piacerebbe lavorare ed in compagnia di quale sceneggiatore?

Beh, come dire di no. Mi piacerebbe, certo, anche se non in maniera assidua. Sarei indubbiamente esaltato all'idea di disegnare una storia o un breve ciclo di storie. Quanto ai personaggi, non amo particolarmente quelli semi-divini o comunque potentissimi, alla Thor per intenderci. Mi piacerebbe mettermi alla prova con qualche villain, Bullseye per esempio, o Kingpin. O il Punitore, personaggio a cui Ennis ha saputo dare sfumature inedite, pur senza snaturarne la natura da psicopatico. Dai, avvisate Ennis, che immagino non avrà niente di meglio da fare, se scrive per me una miniserie di 4 numeri con Kingpin e il Punitore e mi ci metto anima e corpo.

Per chi già ti conosce come autore di “Don Zauker” e di “Nirvana” o per i tuoi lavori su "Martin Mystere" e "Dylan Dog", puoi rivelare qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Nel carniere c’è tanta roba: Panini ci ha chiesto la terza stagione di Nirvana, che però faremo uscire dopo una pausa di qualche mese dalla fine della seconda. Con Emiliano Pagani, poi, abbiamo anche intenzione di fare un terzo albo di "Don Zauker", anche se non sappiamo ancora quando.
Sul versante Bonelli, infine, sto ultimando un albo della collana “Le storie”, su sceneggiatura di Paola Barbato. Credo che uscirà nella prima metà del 2014 (l’albo, non la Barbato). Dopodiché passerò a Dylan, di cui, con Roberto Recchioni, faremo il seguito del “Giudizio del corvo”.

Infine, cercando on line un tuo sito di riferimento, ci siamo resi conto che non sei molto attivo in rete. Non hai tempo da dedicare a questa forma di comunicazione o c'è qualche altro motivo che ti tiene lontano dal “world wide web”?

Un mio sito di riferimento c’è, ed è danielecaluri.com, che in verità non aggiorno da troppo tempo. Inoltre ho donzauker.it e nirvanacomics.it, che gestisco insieme a Emiliano Pagani.
Se invece per attività in rete intendi la scarsa presenza nei social forum non posso che darti ragione: non ho un profilo Facebook, né Twitter, né d’altro tipo. E tutto sommato, come supponi giustamente, ciò è dovuto davvero al tempo che mi manca. Naturalmente, si vive nel momento storico che ci capita, e fuggire dai mezzi a nostra disposizione è antistorico. Sono perfettamente cosciente che il cogito ergo sum di cartesiana memoria oggi è diventato “twitto, dunque sono” e che la presenza o meno di un qualsivoglia autore nei sf contribuisce a determinarne la percezione che di lui si ha all'esterno. Non so questo se sia un bene o un male, ma la presenza in rete, di fatto, è diventata parte integrante del lavoro.
Tuttavia, per quanto talvolta legga status interessanti o opinioni discutibili, che mi piacerebbe commentare abbandonandomi a thread lunghissimi, ripeto: la mancanza di tempo e spesso anche di interesse mi fa desistere.

Me ne farò una ragione.

mercoledì 18 gennaio 2012

Parlando di Iron Man con Matteo Casali

Pochi giorni fa abbiamo segnalato con estremo orgoglio la pubblicazione in Italia di una storia di Iron Man creata da uno scrittore italiano per la Marvel USA. In passato avevamo già avuto il piacere di poter leggere e promuovere storie di eroi della "Casa delle Idee" realizzate da sceneggiatori nostrani, specialmente di opere commissionate da Panini Comics e che dunque sono state "immaginate" per il mercato europeo, anche se poi sono riuscite a valicare anche i confini del vecchio continente e sono state pubblicate anche negli States, come accaduto per "X-Campus" o "Dead on arrival".


Il caso di Matteo Casali, però, è diverso. Lo scrittore reggiano, infatti, collabora direttamente con la Marvel USA e senza alcun tipo di "filtro" linguistico, occupandosi "in toto" di soggetto e dialoghi, non solo grazie alle sue doti di creatore in senso assoluto, ma anche per merito della sua grande padronanza della lingua inglese. Un limite, quello linguistico, davvero difficile da valicare, che rende la sua esperienza più unica che rara. Naturalmente speriamo che in futuro tanti altri scrittori possano seguire le sue orme, ma per il momento abbiamo pensato di celebrare il suo "Marvel esordio italiano" con un'intervista esclusiva a tema, in cui lo sceneggiatore reggiano parla in maniera approfondita proprio di questa avventura.


Ringraziamo Matteo per l'attenzione ed il tempo che ci ha dedicato, sperando di poter tornare presto a parlare di lui e con lui dei suoi prossimi lavori per la Marvel... che possano essere ancora più prestigiosi ed entusiasmanti!


Dall'intervista che ci hai rilasciato per "Marvel made in Italy" # 2, sappiamo che non sei mai stato un grande fan del personaggio. Ma leggendo la storia sembri molto a tuo agio sia con Iron Man e la sua natura "iper tecnologica" sia con Tony Stark ed il suo carattere "guascone". Come hai stabilito questo feeling? Ti sei documentato leggendo qualche storia in particolare?


In realtà mi piaceva un sacco l’armatura con la maschera “appuntita” con cui appariva in certe vecchie storie dei Vendicatori… Ho sempre conosciuto un po’ meno le sue avventure in solitaria, ma la recente modernizzazione del personaggio --specie il Tony Stark di Robert Downey Jr. al cinema-- lo hanno reso più interessante. La tecnologia che oggi ci circonda rende molto più credibile Iron Man perché l’abbiamo tutti sempre davanti agli occhi. La mia idea di metterlo in gioco come una “arma di distruzione di massa” che ne affronta un’altra viene dall’immagine di commerciante di armi che Stark ha assunto in altre storie. E che trovo decisamente affascinante.
La documentazione è stata più che altro necessaria per capire cosa mettere in scena insieme a Testa di Ferro. Guardando tanti vecchi fumetti (un grazie al “giovane padawan” Andrea Forgione che mi ha aiutato a reperire tanto materiale) ho poi riscoperto il gigantesco robottone Ultimo, anche se dopo l’approvazione de soggetto l’editor ha scoperto che non avrebbe potuto essere utilizzato per motivi di continuity. Una vera fortuna, dopotutto, perché mi ha ispirato l’idea di far rinvenire una versione più vecchia del gigante alieno, suggerendo una possibile invasione dormiente come nella versione cinematografica più recente de "La Guerra dei Mondi".


Sei soddisfatto dal lavoro realizzato dal disegnatore Steve Kurth? O alcuni elementi e sequenze li avevi immaginati in maniera differente al momento di stendere la sceneggiatura?


Steve ha fatto un buon lavoro ed era la prima volta che lavoravo con un disegnatore dallo stile così classico e moderno allo stesso tempo. Il suo bianco e nero ha un non so che di retrò, ma la regia è decisamente moderna. Steve ha seguito abbastanza fedelmente la sceneggiatura. L’unica cosa che avevo immaginato davvero diversa, a livello visivo, è l’effetto “antenna” dell’armatura di Iron Man verso la fine, da me creato insieme al Protocollo Pioggia Pesante. Nelle mie intenzioni avrebbe dovuto essere più simile a una scomposizione-ricomposizione dell’armatura e invece ha finito per essere visivamente simile alle ali metalliche di Angelo degli X-Men.


Il finale dell'avventura è in qualche modo aperto. L'hai pensato forse con l'idea di un possibile seguito?


Alla fine della storia resta più di una domanda, probabilmente. Ci sono altri robot giganti che “dormono” sepolti da qualche parte sulla terra? Quante altre volte Stark ha creato armi di cui nessuno sa nulla? Riuscirà mai a portare Maria Hill dello S.h.i.e.l.d. fuori a cena? Scherzi a parte, la storia in sé non prevede un seguito specifico, ma mi è piaciuto piantare un paio di piccoli semi nella storia dell’universo Marvel. Se potranno germogliare, al momento non è dato saperlo. Vedremo, suppongo.


Per l'edizione Panini Comics della storia hai avuto la possibilità di tradurre in italiano la tua stessa storia. Un percorso davvero particolare ed inusuale. Di certo come traduttore non hai avuto nessun dubbio su quello che hai voluto dire in veste di sceneggiatore, ma hai forse incontrato qualche altro tipo di difficoltà? Insomma... come è stato tradurre te stesso?


In realtà non era la prima volta perché avevo appena terminato di tradurre "99 giorni", la graphic novel realizzata insieme a Kristian Donaldson per la Vertigo Crime della DC Comics e presentata a Lucca 2011 nella collana Panini Noir, e sono grato al traduttore regolare della serie, Luigi Mutti, per avermi concesso questa possibilità. Ma devo ammetterlo: tradursi è difficile. Mi rendo conto di quanto diverso sia pensare una cosa in inglese e ancora peggio di quanto sia complesso cercare di renderla nella mia lingua madre sapendo che non sarà mai la stessa cosa, pur sapendo esattamente qual è l’effetto che nella stesura originale cercavo. In pratica, tutti gli anni di esperienza da traduttore non servono a niente davanti a un testo mio. Potremmo dire che il Matteo traduttore, odia il Matteo scrittore.
Una cosa curiosa, invece, è come mi sia stato possibile, traducendo il testo, fare delle correzioni un po’ particolari. Quando mi venne chiesto di modificare alcuni contenuti dei dialoghi, ancora una volta per ragioni di continuity, mandai alla Marvel una seconda stesura che, per errore non venne data al letterista. Quindi quella italiana può essere considerata una versione “ultimate” e corretta della mia storia.


Sei per caso al lavoro su qualche altro progetto per la Marvel? Puoi anticiparci qualcosa?


Qualcosa bolle in pentola, nulla di cui si possa però parlare, le cose sono ancora troppo premature. La mia intenzione è di aver a che fare ogni volta con un angolo diverso dell’Universo Marvel nel quale ho vagato fin da piccolo come lettore e appassionato. Di questo potete stare certi.


Infine: cosa si prova, da unico sceneggiatore italiano al lavoro per la Marvel USA, ad essere finalmente anche "profeta in patria" ed a veder pubblicata in Italia una tua storia scritta direttamente per la "Casa delle Idee" statunitense?


Non mi sono ancora abituato all’idea, poco ma sicuro. E fa davvero piacere essere protagonisti di un (piccolo) evento come questo, ma come ho avuto modo di dire altre volte, “fare la storia” mi interessa relativamente. Voglio raccontarne sempre di nuove, e dunque spero di tornare da “profeta in patria” molte altre volte.
Adesso scusate, vado in edicola a comprarmi per vedere che effetto fa…


domenica 26 dicembre 2010

Undergram cerca talenti per la Marvel

Nelle ultime settimane, il collegamento ideale fra la Marvel e gli autori nostrani, quella sorta di “ponte immaginario della creatività” che unisce gli Stati Uniti e l’Europa, ha visto scatenarsi un evento molto importante, che potrebbe offrire tante nuove possibilità ad una nuova generazione di talenti del disegno. Una notizia parecchio importante, che stranamente non ha avuto la giusta visibilità nella pur vasta offerta informativa italiana sul web in materia di fumetto. La Marvel, infatti, ha stretto un rapporto di collaborazione con l’agenzia francese Undergram, che farà da “talent scout” per la “Casa delle Idee” alla ricerca di nuovi disegnatori e coloristi da far esordire la per la major americana! Se, finora, l’immane carico del lavoro di scouting era stato affidato essenzialmente al grande C.B. Cebulski, che da anni girovaga per le principali convention mondiali alla ricerca di nuovi artist, adesso una nuova entità entra in gioco. L’agenzia transalpina si occuperà di selezionare nuovi potenziali autori, incontrandoli di persona e analizzando i loro portfolio nel corso delle principali manifestazione europee, ma anche studiando le proposte che arriveranno via email.


Avremmo voluto diramare immediatamente questa interessante notizia dalle pagine del nostro blog, ma abbiamo preferito attendere un po’ di tempo per organizzare qualcosa di ancora più speciale e funzionale, chiudendo il 2010 con un aggiornamento davvero unico. Di seguito, infatti, trovate una lunga intervista a Audrey Bonnemaison, nostra principale referente presso la Undergram, che parla della sua agenzia e spiega cosa fare concretamente per arrivare alla Marvel attraverso la sua struttura. Speriamo proprio che questo update, unito ai consigli che già avevamo dato in passato nel post “Come lavorare per la Marvel”, possa essere un gradito “regalo di Natale”, sebbene in leggero ritardo, per tutti gli aspiranti artisti e riesca ad aiutare qualcuno di loro a diventare un autore “Marvel made in Italy”.


Prima di lasciarvi a questo vivace scambio di battute, ringraziamo Audrey per la gentilezza e disponibilità che ha dimostrato nei nostri confronti, oltre che per il prezioso tempo che ha passato rispondendo in inglese alle nostre domande: abbiamo pensato di realizzare l’intervista in inglese e non in francese proprio per offrire un utile servizio alla più vasta platea possibile, anche non italiana o francofona, pubblicando la versione originale in un’apposita discussione nella pagina del nostro gruppo su Facebook (English edition available here).


Cosa è Undergram? Quale è la sua storia e quali attività avete svolto nel settore del fumetto?


Undergram è un’agenzia creata nel 2008 ed ha iniziato a lavorare con case editrici e librerie specializzate in fumetti e prodotti collegati, come ad esempio i negozi della catena Album in Francia. Fra le diverse attività (organizzazione di eventi, public relation, partnerhip fra fumetti, cinema e videogames) il nostro campo di competenze si è aperto in maniera naturale anche alle convention. Collaboriamo puntualmente con il Festival Strabulles e dal Luglio del 2010, in maniera ancora più sviluppata ed ufficiale, con il Comic Con’ France. Rappresentare i disegnatori è stato un progresso logico in questa evoluzione.


La novità più clamorosa per Undregram è la vostra collaborazione con la Marvel. Potresti spiegare ai nostri lettori ed a tutti gli appassionati italiani cosa farete lavorando al fianco della “Casa delle Idee”?


L’agenzia Undergram è stata nominata dalla Marvel Comics come suo partner europeo nella continua attività di scouting da parte della compagnia.
Dal Dicembre 2010, l’Agenzia Undergram parteciperà a vari eventi europei alla ricerca di nuovi talenti. Questa collaborazione è iniziata nel fine settimana dell’11 e 12 Dicembre presso la convention Expocomic di Madrid.
Anche al di là dei festival e delle convention, noi esamineremo attentamente anche i portfolio che riceveremo al nostro indirizzo email dedicato portfolio@undergram.fr. Poi noi offriremo ai migliori candidati di completare alcuni lavori di esempio secondo le necessità e le linee guida della Marvel. Successivamente sarà proprio la Marvel a scegliere i potenziali autori cui offrire l’opportunità di realizzare una sua storia.


Come avete preso i primi contatti con la Marvel per raggiungere questo prestigioso traguardo e perché, secondo te, questo “impero multimediale globale” ha scelto proprio voi come partner per un lavoro così importante e fondamentale per il suo futuro e la sua crescita editoriale?


La Marvel è stata sempre molto arriva nel cercare nuovi talenti in Europa, fra Italia, Spagna, Germania e naturalmente anche Francia. Undergram, che già aveva contatti con la Marvel, ha rappresentato un’opportunità per localizzare fisicamente il suo sforzo di scouting, usando l’agenzia per trovare nuovi artisti.
Noi svilupperemo l’aspetto di ricerca in Europa, proveremo ad aiutarli nello scoprire nuovi disegnatori, includendo anche talenti che sono già conosciuti nei rispettivi paesi. “Nuovi” talenti vuol dire “nuovi” per la Marvel. Ma sarà proprio la Marvel, naturalmente, a completare il processo di reclutamento.


Come possono fare i nuovi disegnatori a contattarvi o a incontrarvi, per sottoporvi i loro portfolio?


Sui nostri blog, pagina Facebook e account Twitter andremo ad annunciare quali saranno i festival europei presso i quali effettueremo delle sessioni di portfolio review.
Siamo anche pronti a ricevere portfolio e artwork via email (scrivendo a portfolio@undergram.fr). Potete spedirci file jpg o pdf, basta che stiano sotto ai 300 dpi di risoluzione. Se ci spedirete disegni a colori, ricordate di mostrare sempre anche la versione in bianco e nero.
Naturalmente anche noi andremo direttamente alla ricerca di nuovi talenti.


Che tipo di materiale preferite ricevere? Credo sia pagine piene di storytelling sia illustrazioni, per selezionare anche disegnatori di copertine, ma puoi dirci qualcosa di più a riguardo?


Si, naturalmente è importante mostrare sia esempi di “arte sequenziale” sia illustrazioni. Noi esamineremo l’abilità artistica, lo stile e la capacità di narrare per immagini, pensando a quello che, è importante specificarlo, potrebbe attualmente funzionare per la Marvel. Vediamo spesso portfolio eccellenti, ma per cui qualche volta è difficile vedere possibili connessioni con le pubblicazioni della Marvel.
Se queste prime condizioni saranno soddisfatte, poi inizieremo a parlare di disponibilità e impegno concreto.


Puoi dare qualche consiglio ai nuovi talenti, così che possano “sfondare nei comics alla maniera della Marvel” sottoponendovi i loro disegni? Cosa state cercando voi e la Marvel?


C.B. Cebulski, collegamento fra la Marvel e i nuovi talenti, da consigli molto buoni su Twitter e circa questo aspetto ha detto “Pochissimi hanno “sfondato” direttamente con Marvel o DC. Diciamo sempre che è meglio aver pubblicato prima con qualcun altro”.
Una delle maniere migliori per entrare oggi in una major del fumetto è di aver già pubblicato qualcosa, anche in formato webcomic.
Noi chiederemo ai nuovi talenti se sono pronti a lavorare su qualche pagina di esempio e di seguire i nostri consigli e le nostre linee guida, in modo che possano avere le migliori possibilità di “sfondare”.
La Marvel continua a cercare stili originali. Detto questo, per “sfondare” alla Marvel, sono certamente necessari talento, persistenza, pazienza e professionalità.
Ah, CB Cebuslki ha anche detto: "Sì, sfondare nel mondo dei comics può essere realmente distruttivo”. Pensateci ;)


Puoi dirci qualcosa anche sugli scrittori? Avete previsto di analizzare anche soggetti e sceneggiature, in futuro, o soltanto disegni?


No, non per il momento. Abbiamo stabilito di cercare solo disegnatori e coloristi.


Perché la ricerca di nuovi talenti è così importante per una compagnia come la Marvel? E perché, secondo te, durante gli ultimi anni la Marvel ha iniziato a lavorare con così tanti disegnatori italiani ed europei?


La Marvel ha sempre dato credito a talenti stranieri ed ha anche monitorato tutte le nuove tendenze del media. Per quello che posso dire, la Marvel è sempre stata attenta a nuove idee e nuove influenze. C’è un grande bacino di grandi disegnatori in America, molto influenzati dal fumetto internazionale, dunque la ricerca di nuovi talenti in Europa (specialmente con la globalizzazione di scambi e comunicazione) non è nient’altro che un passo naturale per la Marvel nella ricerca di nuovi artisti di talento.

giovedì 22 ottobre 2009

Intervista a Matteo Casali


Da quando abbiamo prodotto il volume "Marvel made in Italy" ed è stato deciso di inaugurare questo blog, abbiamo visto crescere in maniera esponenziale il numero dei disegnatori nostrani al lavoro per la "Casa delle Idee". Non passa mese, infatti, senza che nuovi artisti realizzino il proprio "sogno americano" e ci facciano sognare insieme a loro. E da queste pagine abbiamo sempre provato ad informarvi "in tempo reale" su tutte queste "new entries". Ma oggi siamo davvero orgogliosi di segnalare l'esordio del primo sceneggiatore italiano a lavorare per la Marvel! Si tratta di Matteo Casali, uno scrittore davvero speciale. L'autore reggiano, infatti, si è ormai affermato da anni nel panorama del fumetto italiano ed europeo, ma è anche riuscito in un'impresa in apparenza impossibile: ha superato quello che sembra un limite invalicabile, scrivere in maniera artistica in una lingua straniera. Casali, infatti, è uno dei rarissimi sceneggiatori non anglofoni di nascita a scrivere per il mercato statunitense. Grazie alla sua impressionante padronanza della lingua inglese, infatti, lo scrittore collabora da anni con la "Distinta Concorrenza" e finalmente ha iniziato a lavorare anche per la Marvel.

A partire da Dicembre, infatti, sarà disponibile negli States l'albo "What if? Astonishing X-Men", in cui verrà pubblicata la storia "What if Danger became Ultron's wife", scritta dal nostro connazionale e disegnata da Mike Getty. Per festeggiare degnamente questo avvenimento, che non esitiamo a definire storico per tutto il movimento fumettistico italiano, abbiamo deciso di "fare le cose in grande" e, oltre a diramare la notizia, abbiamo il piacere di presentarvi anche un'intervista esclusiva a Matteo Casali! Prima di lasciarvi alla lettura di questo simpatico ed interessante scambio di battute, segnaliamo anche il recente lancio del blog ufficiale di Matteo Casali, da cui abbiamo estrapolato lo studio dei personaggi ospitato in coda all'intervista, e facciamo all'autore i nostri più sentiti complimenti!

Quali sono finora le tappe salienti della tua carriera di sceneggiatore, quelle che ti piace ricordare?

Senza dubbio l’inizio, le sceneggiature scritte per quel BONEREST disegnato da Giuseppe “Cammo” Camuncoli, che coincisero anche con la fondazione del nostro comics lab Innocent Victim. Anni ruggenti e sperimentazioni. Bei tempi…
Poi ovviamente c’è il primo incarico per DC Comics, una miniserie per l’etichetta Vertigo di Karen Berger purtroppo rimasta inedita, ma che mi portò comunque a essere il primo italiano a lavorare per l’editore di Batman e Superman. Quello (e i lavori successivi, editi e ancora inediti) realizzati per loro sono stati di sicuro un momento significativo per la mia carriera.
Ma ogni nuovo lavoro lo è, per me. Esempi perfetti sono LA NEVE SE NE FREGA, tratto dal romanzo di Luciano Ligabue, o l’aver ripreso GLI SCORPIONI DEL DESERTO di Hugo Pratt… e adesso la Marvel Comics.
Diciamo che cerco di affrontare ogni passo con entusiasmo, così da fare di ogni tappa un momento unico.
Se smetto di divertirmi è la fine, insomma…

Come sei entrato in contatto con gli editor Marvel per realizzare questa tua prima collaborazione con la “Casa delle Idee”?

I contatti con gli editor della Marvel iniziai ad averli già nel 2002, quando conobbi Axel Alonso al Comicon di San Diego. Poi, complice anche i miei impegni in DC e per il mercato italiano e i tanti avvicendamenti tra gli editor con i quali avevo avuto contatti --che possiamo definire preliminari-- non sono mai arrivato a produrre/proporre qualcosa di specifico.
Di recente, ho intensificato i miei contatti con la Marvel e grazie anche al talent scout (nonché amico, compagno di bevute… e organizzatore di feste fantastiche!) C.B. Cebulski mi è arrivata una prima proposta dall’editor Justin F. Gabrie per il WHAT IF? In uscita a Dicembre 2009.

Potresti raccontarci qualcosa della storia? Da quale spunto parte e in che direzione hai deciso di sviluppare il racconto?

Senza rivelare nulla di specifico, posso dirvi che la storia si apre nel momento in cui gli X-Men stanno affrontando Danger, la personificazione della Stanza del Pericolo creata da Joss Whedon e John Cassaday per il loro story arc “Dangerous”, su ASTONISHING X-MEN.
Diversamente dalla storia originale, però, Wolverine riesce effettivamente a distruggere uno dei centri di comunicazone di Danger, impedendogli di usare il Blackbird contro gli eroi mutanti. Il problema è che il suo “messaggio” viene disperso nell’etere e intercettato da un nemico che gli X-Men non hanno mai affrontato prima, l’androide Ultron, che decide di fare di Danger la sua nuova sposa.
E questo, ovviamente, non promette nulla di buono…

Cosa ne pensi dei disegni di Mike Getty e sei soddisfatto di come ha rappresentato visivamente la tua sceneggiatura?

Mike è bravissimo. Non conoscevo il suo lavoro, e so che è stato fino ad ora un inchiostratore –e in effetti le sue tavole sono chinate con una perizia da cecchino!– ma quando il nostro editor Justin mi girò le sue prime prove, capii perché volesse (anzi dovesse!) passare al disegno completo.
I layout delle tavole sono estremamente vivaci, quasi cartooneschi, mentre matite e chine sono dure, toste… davvero belle. Una combinazione originale che ha dato da subito prova delle sue capacità narrative.
In più sembra trovarsi a suo agio sulla mia sceneggiatura --“cinematografica” ed esigente, come mio solito.

Di solito la Marvel utilizza le storie brevi come il tuo “What if?” anche per “testare” nuovi autori. Sei soddisfatto del lavoro e credi di aver “superato la prova”? Se puoi bilanciarti… magari ti è già stato affidato qualche nuovo lavoro?

Ho avuto feedback molto positivi da tutti gli editor che hanno visto la mia storia e in effetti, come conseguenza di questo primo incarico, mi è stato proposto un secondo lavoro, che ho già terminato e consegnato ed è stato approvato in toto.
Credo di aver passato il test, insomma…

Da bambino eri un appassionato di super-eroi e sei poi rimasto un lettore di comics Marvel? Che emozioni ha suscitato in te lavorare sui personaggi del suo universo narrativo ed essere il primo sceneggiatore italiano a farlo direttamente per la “Casa delle Idee” statunitense?

Sono sempre stato un lettore di super-eroi e principalmente Marvel-Corno, che ripresi a leggere con il loro ritorno nelle edicole sul finire degli anni ’80. Ero un appassionato dell’Uomo Ragno (che mi ostino a NON chiamare Spider-Man, almeno non in Italia) e poi di mutanti in genere.
Lavorare proprio sugli X-Men come primo lavoro assoluto per la Marvel, con in più la consapevolezza di essere il primo a farlo nella storia (wow…), è stata una bella scarica di adrenalina. Mi sono reso conto di quanto tutti questi personaggi mi piacciano ancora… quanto io li conosca a fondo senza nemmeno rendermene conto… e di non voler smettere.
L’emozione è stata grande, e so che essere il primo sceneggiatore ad aver lavorato per la Marvel (il sogno di tanti… anche il mio, fin da piccolo) potrebbe sembrare un “peso” o creare pressioni importanti... ma avendo già fatto un “giro di giostra” in DC Comics, posso dirti che la sensazione ha già lasciato il posto ad altro, come quel salutare “gimme more…!”, che è sempre stata la mia vera filosofia lavorativa.
Conto di fare ben di più, insomma… e ci sto già lavorando.


giovedì 12 marzo 2009

Intervista a Matteo Lolli

Ant-Man by Matteo Lolli Dopo aver annunciato il suo esordio nella vasta schiera di autori italiani MARVEL, oggi siamo lieti di presentare finalmente anche un’interessante intervista esclusiva al disegnatore Matteo Lolli. Un artist davvero interessante e tutto da scoprire, che sembra crescere ad ogni prova e sicuramente riserva ancora ampi margini di miglioramento. Il disegnatore bolognese finora ha legato la sua firma a tante collane del marchio per ragazzi “Marvel Adventures”, ma siamo certi che vedremo presto anche qualche sua incursione nell’Universe ufficiale. Per adesso e in attesa di veder pubblicata anche nel nostro paese qualcuna delle sue storie, impariamo a conoscerlo meglio e scopriamo come è riuscito a entrare nello staff della “Casa delle Idee”.
Che ne dici di iniziare questa intervista presentandoti in piena libertà agli utenti del nostro blog e raccontandoci qualcosa della tua vita, magari anche di quando non sei al lavoro sul tavolo da disegno?
Salve a tutti, sono Matteo e vivo a Bologna, città che adoro. Sono ovviamente appassionato di fumetti, motociclista ducatista, non ho animali ma ne vorrei, sono pigro, amo i film, telefilm e film d'animazione, lavoro in un seminterrato sotto un negozio di scarpe, disegno meglio quando ascolto musica, sono un videogiocatore fin dai tempi del Vic20 e sono un feticista degli artbook e sketchbook che colleziono a decine.
Che rapporto hai con i fumetti e gli eroi della Marvel?
Penso che il mio primo contatto con gli eroi Marvel furono un paio di albi in francese di Alpha Flight. Non capivo ancora il francese per cui guardavo solo le vignette che mi piacevano un sacco. A parte quel periodo, in seguito mi ci sono allontanato praticamente del tutto, non riuscendo a trovare un punto di ingresso in storie che sembravano tutte concatenate tra varie testate, con riferimenti a numeri o personaggi che non conoscevo e pur volendo non riuscivo a trovare il classico "numero 1" da cui partire. Dal liceo in avanti, complice un compagno di classe appassionato, ho ricominciato a leggere alcune testate Marvel, ma quasi esclusivamente scegliendo i numeri dei disegnatori che ammiravo.
Chi citeresti fra gli autori che in qualche maniera hai preso ad esempio e che ti hanno aiutato a formare il tuo stile?
Parlando solo di fumettisti: la prima volta che vidi un disegno di Adam Hughes fu subito amore. Impazzisco anche per Claire Wendling (per la quale ho avuto una crisi tipo sindrome di Stendhal alla sua mostra ad Angouleme). Benoit Springer un geniaccio e il mitico Moebius. Aggiungo anche il dinamico Eric Canete e il mostro Stuart Immonen mio attuale punto di riferimento. Mike Mignola è obbligatorio citarlo altrimenti non dormo stanotte. Sul lato orientale, Masamune Shirow (se solo smettesse col 3D e rifacesse fumetti), Otomo e Miyazaki. In ogni caso sono così tanti quelli che tralascio altrimenti la lista sarebbe lunga almeno quando tutta l'intervista.
Quali sono stati finora i momenti più importanti nella tua carriera da disegnatore?
Guardare da bambino mio padre disegnare, dipingere e farmi le magliette Fruit of the Loom personalizzate con i personaggi dei cartoni animati (ricordo un Pluto e un Capitan Harlock di cui andavo particolarmente fiero). Probabilmente iniziò in quel periodo la mia voglia di disegnare.
Altro passo fondamentale fu il corso di fumetti (solo qualche mese purtroppo) che ho frequentato durante l'università. Entrare in contatto con disegnatori professionisti e altri ragazzi che come me sognavano di diventare disegnatori fu come aprire le porte di un mondo nuovo. Inoltre non avendo mai avuto una vera istruzione artistica (liceo scientifico) fu FONDAMENTALE per me imparare le basi del disegno e dell'anatomia.
In seguito furono importanti la vittoria del concorso di fumetti "Arena!", il lavorare nello studio Inventario di Palumbo e la nascita del
DrowArt Studio.
Più concretamente quello che considero il mio primo lavoro da disegnatore fu alla fine del 2006, il progetto "Ailes de Cuir" ("Ali di cuoio") per l'editore francese "Les Humanoides Associes" scritto da Luca Enoch. Venni da loro contattato perchè a Luca erano piaciuti dei miei disegni e dopo anni di tentativi di sbarcare in Francia ero al settimo cielo. Purtroppo il progetto si è arenato a 9 pagine dalla fine a causa di problemi economici della casa editrice, ma prima o poi spero vedrà la luce.
Ovviamente il momento più importante della mia carriera è stata la vittoria al
ChesterQuest, concorso indetto dalla Marvel, che mi ha permesso finalmente di esordire come disegnatore e finalmente vedere i miei disegni pubblicati su carta.
Puoi raccontarci qualcosa in più di questa tua esperienza al ChesterQuest e come hai fatto praticamente a partecipare alla selezione? Cosa hai provato quando hai saputo di essere fra i vincitori e come lo hai scoperto?
Lo stop al progetto per gli Humanoides fu una vera batosta per me. Ero ormai deciso ad abbandonare l'idea di diventare un disegnatore di fumetti e l'idea era quella di cambiare completamente lavoro.
La fortuna ha voluto che in quel periodo, sia
Matteo Scalera (altro talento del ChesterQuest) sia Denis Medri (altro disegnatore Marvel) mi parlarono di questo concorso indetto da C.B. Cebulski per conto della Marvel.
Col morale a terra a causa del progetto francese abortito non volevo nemmeno provarci, sicuro di non essere all'altezza, evviva l'ottimismo!
Partecipai solo perché una sera al pub parlai del concorso a
Jacopo Camagni e lui insistette assolutamente affinché entrambi partecipassimo.
Sembrava che non fossi stato scelto (e la cosa non mi stupiva avendo preparato 3 pagine di prova in fretta e fatte male siccome avevo poco tempo e davvero non credevo di farcela). La sorte mi ha arriso e a quanto pare gli editor Marvel hanno visto qualcosa di buono nel mio modo di disegnare che andava oltre alle brutte pagine mandate.
Ed eccomi qua, devo ancora pagare da bere a questi amici senza i quali ora non starei rispondendo a questa intervista.
Dopo essere stato scelto, sappiamo che ti hanno messo subito al lavoro su due sceneggiature di Fred Van Lente, la prima per Marvel Adventures Iron Man e la successiva per Marvel Adventures Super Heroes: Ant-Man. Come ti sei trovato a lavorare con lo sceneggiatore e cosa ne pensi delle storie?
I rapporti con lo sceneggiatore per ora sono sempre stati cortesi e gentili, ma purtroppo sono solo limitati alle email, ovviamente.
Ultimamente ho disegnato anche storie di Joe Caramagna su Marvel Adventures Fantastic Four # 40 e di Paul Tobin su Marvel Adventures Avengers # 30, 32 e 34.
Paul in particolare, è molto gentile e simpatico, mette a proprio agio il disegnatore e aggiunge sempre qualche complimento ad ogni pagina che commenta, un vero piacere.
Le storie della serie Marvel Adventures sono per un pubblico "All Ages" per cui ho il veto di disegnare armi realistiche, scene di violenza con sangue, riferimenti ad oggetti violenti (elmetti da guerra ad esempio) e purtroppo pure donne troppo sexy.
Un punto negativo della serie è che a volte le storie sono banali e decisamente sciocche agli occhi di un pubblico maturo.
Di positivo invece delle Marvel Adventures è che sono delle one shot veloci e ne adoro il tono comico e leggero che hanno tutte le storie.
Un'idea geniale è che vengano "riesumati" dei nemici semi sconosciuti o perlopiù dimenticati dell'epoca d'oro della Marvel, quasi che gli sceneggiatori aprano a caso l'enciclopedia Marvel e puntino un dito a caso. Tanto per citarne alcuni che ho disegnato: Man-Bull, Oog, Whirlwind, Blacklash, Absorbing Man, Griffin e via dicendo. Veramente divertenti da interpretare.
Cosa è il “DrowArt Studio” e come si è svolta la collaborazione con Christian Cornia, Christian Dalla Vecchia e Domenico Neziti sulla storia di Iron Man?
L'amico Christian Cornia, conosciuto al corso di fumetti, mi presentò Christian Dalla Vecchia e Domenico Neziti. Durante un pranzo decidemmo di creare un gruppo di lavoro per poter realizzare storie a fumetti a più mani, senza i classici settori stagni (matite / chine / colori) e così nacque il DrowArt Studio. Purtroppo l'idea si rivelò un po’ più farraginosa del previsto per quanto riguarda i soli fumetti, Dalla Vecchia ci abbandonò ma lo studio è ancora vivo e vegeto.
Lavoriamo in un magazzino sotto un negozio di scarpe e realizziamo fumetti, illustrazioni, storyboard e character design per aziende che necessitano del lavoro di bravi artisti grafici.
Quando l'occasione lo permette collaboriamo a progetti editoriali importanti e questo è stato il caso del numero di Iron Man nel quale tutti noi abbiamo partecipato. E' stata una bella occasione e spero un buon risultato.
Sei soddisfatto di come finora hai illustrato le avventure di alcuni fra i personaggi storici della Marvel?
No, non ne sono affatto soddisfatto. Anche dopo solo un paio di giorni riguardando le mi pagine non mi piacciono quasi mai al punto che in alcuni casi me ne vergogno pure. E' una vera insoddisfazione patologica.
Da un lato mi fa arrabbiare e mi delude, ma dall'altro mi spinge sempre a cercare di fare meglio, e quando mi dico "Cavolo, ma io so disegnare meglio di così!" spero sia segno del fatto che ho ancora spazio per migliorare.
Inoltre, venendo dal fumetto francese e da anni di tentativi di inserimento in quel settore, dove il tipo di narrazione stilistica e grafica è abbastanza differente, ho dovuto modificare il mio approccio e per la prima volta provare a realizzare pagine in stile americano. Sto ancora tentando di imparare e di entrare in sintonia con i comics USA e mi sembra che con ogni nuova pagina che disegno io stia lentamente migliorando. In generale penso che il mio stile non sia ancora del tutto definito e sento di non aver ancora trovato il mio equilibrio.
A volte vorrei tentare di lasciarmi andare e sperimentare, guardando dove potrebbe portarmi il mio stile, ma penso non sia il caso di farlo in una produzione Marvel. Mi riprometto sempre che quando avrò un po’ di tempo esplorerò più liberamente il mio modo di disegnare e forse solo allora maturerò del tutto.

venerdì 6 giugno 2008

Intervista: Marco Santucci

Secret Invasion: Spider-Man by Marco Santucci
Siamo davvero orgogliosi di presentare un'intervista esclusiva a Marco Santucci, il disegnatore italiano ormai prossimo a debuttare negli States per la MARVEL. Come vi avevamo già annunciato, il suo primo lavoro ufficiale sarà la prestigiosa mini "Secret Invasion: Spider-Man - Brand New Day", scritta da Brian Reed e inchiostrata da Mark Pennigton, che narrerà il coinvolgimento dell'Uomo Ragno e del suo cast nel nuovo evento della "Casa delle Idee". Pur avendo già ammirato i suoi lavori per Samuel Sand, Termite Bianca e Mister No, è proprio dal materiale visionato sul sito ufficiale dell'artist e dalle prime tavole di questo lavoro diramate in rete che ci si rende conto del "feeling" del nostro connazionale con la narrazione sequenziale necessaria per i comic-books di super-eroi. Le inquadrature che sceglie, il suo modo dinamico di raccontare per immagini ed il suo tratto, così caldo e coinvolgente, sono Marvel style allo stato puro. Non resta che attendere il 27 Agosto, data di uscita negli States del numero 1 della serie, per festeggiare ufficialmente questo nuovo ambasciatore italiano della letteratura disegnata negli USA.
Prima di lasciarvi alla lettura dell'intervista che Marco ci ha gentilmente concesso, lo ringraziamo anche per le due splendide tavole della mini in apertura di questo post, che l'editor Stephen Wacker (thank you!) ha acconsentito a farci pubblicare in anteprima mondiale!
Secret Invasion: Spider-Man - Brand New Day
Ti va di iniziare questa breve intervista raccontando tutto quello che ti piacerebbe far sapere di te ai nostri utenti? Dove vivi, cosa ti piace fare nel tempo libero, quali sono le tue passioni…?

Salve a tutti. Mi chiamo Marco, vivo in provincia di Arezzo, a Cortona per la precisione. Faccio questo lavoro da quando avevo venti anni ed è, oltre al cinema, la mia unica passione. D'altronde, le due cose sono molto collegate!


Sei un abituale lettore di fumetti MARVEL? Potresti stilare una classifica dei tuoi personaggi, saghe e run favoriti di tutti i tempi?


Leggo fumetti Marvel da sempre. Ho avuto un periodo a fine anni novanta in cui avevo lasciato un pò la cosa. Poi, grazie alle testate Ultimate, ho ricominciato a leggere fumetti Marvel. La mia testata preferita negli ultimi anni è stata Ultimates. Millar ed Hitch, come ho ripetuto molte volte, hanno fatto un lavoro grandioso. Hanno dato al fumetto supereroistico un aspetto molto reale e cinematografico (e quindi per me.. bellissimo!). A parte i disegni di Brian che sono favolosi e che amo moltissimo, il grande Mark ha reso finalmente i personaggi di Ultimates cinici, egoistici, pieni di difetti... insomma reali! Sono riusciti a rileggere una storia già scritta in maniera davvero nuova e fresca, adatta ai nostri tempi. Un capolavoro commerciale ma sempre un capolavoro, insomma.
Il personaggio che amo di più invece è Spider-Man, forse più nella sua incarnazione Ultimate, anche se ultimamente (appunto) le storie sono un pò troppo “espanse”, stiracchiate, sicuramente risolvibili in meno albi.
A livello di saga, devo dire che Civil War è stato davvero un bel lavoro: d'altronde l'ha scritta sempre Millar... anche se il risultato non poteva essere al pari di Ultimates, visto che doveva fare i conti con decenni di continuity che l'universo Marvel ha alle spalle e che, prevedibilmente, restringono il campo di azione dello sceneggiatore.
Andando sul classico devo invece dire che Watchmen è il capolavoro assoluto di sempre. Non vedo l'ora di vedere il film!!


In quale momento della tua vita ti sei reso conto che la professione di disegnatore sarebbe stato il tuo futuro e come hai affrontato questa “scommessa”?


Ho sempre disegnato, ma devo dire che uno dei momenti in cui ho capito che poteva essere il mio lavoro è stato quando ho incontrato Fabio Civitelli, uno dei miei mentori. Vedendolo lavorare ed avere avuto la fortuna di essere seguito da lui, mi ha trasmesso il suo entusiasmo per questo straordinario lavoro che tutt'oggi mantengo. La scommessa l'ho affrontata con l'incoscienza di un ventenne. Non è un campo facile ma nonostante tutto mi sono detto “voglio farlo a tutti i costi”. Ancora sono qua dopo tredici anni. ;)


Quali sono i tuoi autori e disegnatori preferiti?


O beh, sono molti gli artisti che mi hanno insegnato qualche cosa: John Buscema, Neal Adams, Garcia Lopez, Claudio Villa, Fabio Civitelli, Alan Davis, Brian Hitch, Ticci, Freghieri, De Angelis, Castellini, Adam Hughes, Rick Leonardi, Berni Wrightson , Mignola, Breccia e altri che magari non ricordo al momento.


In che modo sei entrato in contatto con la “Casa delle Idee” e come sei arrivato a disegnare la mini “Spider-Man: Secret Invasion”?


Per il contatto con la Marvel devo ringraziare il grande Simone Bianchi. E' stato lui a mostrare, durante una sua trasferta newyorkese, il mio materiale a Stephen Wacker, editor di Spider-Man. Non ho avuto notizie per mesi. Poi Stephen mi ha contattato mentre stavo finendo le matite della mia prima (e ultima) storia di Tex con Bianchini. Ho dovuto rifiutare per gli impegni con la Bonelli, spiegandogli la situazione. Comunque, quasi due anni prima della fine di Tex, avevo già previsto e comunicato prima a Bianchini poi alla Bonelli della mia intenzione di proseguire il lavoro da solo, desideroso di personalizzare le mie tavole con uno stile più mio. La Bonelli mi ha concesso di passare a Dampyr ma con scadenze lunghissime, quindi, al momento che la Marvel si è fatta avanti di nuovo, ho avuto il tempo di fare anche questo lavoro... su Spider-man Secret Invasion. Fantastico!

Puoi raccontarci qualcosa della storia e del percorso creativo che hai intrapreso per realizzarla? Cosa ne pensi della sceneggiatura di Brian Reed? Sei soddisfatto della collaborazione col finisher Mark Pennigton?

Della storia, purtroppo, non posso dire nulla di più di quello che appare nelle notizie che la stessa Marvel divulga per esplicita richiesta di Stephen. Per ora ho terminato solo il primo numero, sto aspettando il secondo che Brian sta riscrivendo da capo perchè non era soddisfatto del risultato iniziale. Credo voglia legarlo di più alla saga principale.
La sceneggiatura di Reed è favolosa, divertente, comprensibilissima! Ed in più, grande cosa, ti lascia una grandissima libertà creativa che mi permette di dare il 100 % sulla pagina che disegno. Quando mi vengono imposte le inquadrature, inevitabilmente, lavoro peggio, è più forte di me. Alcuni riescono meglio in questo ma non è il mio caso.
Nel disegnare la pagina, per la prima volta mi sono trovato a fare i layouts dell'intera pagina, visto che non solo le inquadrature ma pure la griglia deve crearla il matitista. Di solito,nel lavoro Bonelliano, non lo faccio quasi mai ma in questo caso è molto importante.
Mark Pennington è un bravo inchiostratore e sono abbastanza contento anche se, come è prevedibile, non può leggermi la mente e non può tirare fuori dalle mie matite esattamente quello che ho in mente. Speriamo di venirci sempre più incontro a favore di una migliore qualità del lavoro!

L’uscita del primo numero della mini ormai è imminente (27 Agosto)… come ti senti? Emozionato e preoccupato per la “responsabilità” di lavorare su un personaggio così famoso e amato o semplicemente curioso di vedere il tuo lavoro su Spidey stampato e di recepire i commenti dei fan?

L'unica preoccupazione che ho al momento è finire in tempo il lavoro. Infatti, spero mi arrivi al più presto il nuovo script. Tengo moltissimo ai commenti dei fans ma sono tranquillo in ogni caso perchè veramente, per la prima volta, ho dato il 200% di me stesso su questa cosa. Meglio di così non potevo fare, al momento. Quindi ogni commento positivo o negativo, sarà comunque bene accetto.
Sono molto curioso, comunque, di vedere il mio lavoro, per la prima volta a colori e sopratutto vedere, dopo molti anni, che il mio ruolo di matitista è pienamente riconosciuto.

Nelle seguenti immagini... Una splash-page di prova dedicata a Wolverine, colorata da Francesca Pesci ed un'altra tavola dalla mini "Secret Invasion: Spider-Man - Brand New Day" vista prima nella fase delle matite, poi in quella delle chine.

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